Pasta frolla

Ingredienti per 1 kg abbondante:

  • 3,75 hg burro
  • 6,5 hg farina
  • 2,5 hg zucchero a velo
  • 1 g vanillina
  • 4 uova
  • 1 tuorlo
  • qb sale

Procedimento:

  1. Far ammorbidire il burro a temperatura ambiente.
  2. Quando il burro è morbido, mescolarlo con la farina, lo zucchero, la vanillina ed un pizzico di sale; aggiungere le uova e mescolare fino ad ottenere un impasto uniforme.
  3. Avvolgere l’impasto nella pellicola trasparente e lasciar riposare in frigo per almeno un paio d’ore prima di usare la pasta.

Consigli:

  • Lavorare la pasta il meno possibile, più la lavorate e più si restringerà in fase di cottura.
  • Se cucinate sempre di fretta all’ultimo minuto, considerate l’idea di preparare la pasta frolla il giorno prima, il riposo in frigo è fondamentale per una ottenere una pasta croccante.
  • Se la lavorate a mano (ma come vivete? non avete un robot da cucina?) fatelo con le mani fredde: passatele sotto l’acqua fredda per qualche minuto e ovviamente asciugatevele prima di impastare.

Variazioni sul tema

Ci sono buoni motivi per prepararsi la pasta frolla invece che usare quella già fatta disponibile magari al banco frigo del supermercato. Non è infatti solo per un “purismo culinario” o perché “viene più buona”, ma perché potete variarla per meglio adattarla alle vostre ricette o esperimenti culinari.

Potete giocare con gli aromi, aumentando o riducendo o togliendo la vanillina ad esempio. Potete aggiungere la scorza di limone. E che ne dite di un po’ di cannella? Se preparate la base per una torta alla frutta, tante spezie possono legare ed esaltare la vostra ricetta.

Oppure perché non sostituire un po’ della farina con mandorle o nocciole tritate fini?

Le variazioni sul tema sono infinite.

Tart tatin italo-inglese

Ingredienti per la tart tatin:

  • 2,5 hg pasta sfoglia
  • 1,5 hg zucchero di canna
  • 1,5 hg burro
  • Succo di 1/2 limone
  • 4 pere
  • 4 mele

Ingredienti per la crema inglese:

  • 4 dl panna da cucina
  • 2 bacche di cannella
  • 1 hg zucchero di canna
  • 3 tuorli d’uovo
  • 2 cucchiai di farina

Ingredienti per la guarnizione:

  • 1/2 bicchiere di saba
  • 1 cucchiaino di miele
  • Farina qb

Procedimento:

  1. In una teglia che possa andare sia sul fuoco che in forno, mettere lo zucchero con il succo di limone ed il burro. Scaldare a fuoco lento.
  2. Pulire la frutta e tagliarla a dadi. Alzare la fiamma e, quando comincia a caramellare, versarvi la frutta.
  3. Cuocere mescolando ogni tanto per circa 40 min., fino a quando non comincia a bruciacchiarsi la frutta.
  4. Togliere la teglia dal fuoco, ricoprire la frutta con la pasta frolla e bucarla per lasciar uscire l’aria della cottura. Cuocere in forno a 200°C per 20 min.
  5. Togliere la teglia dal forno, coprirla con il piatto di portata e rovesciare rapidamente per ottenere la tart tatin.
  6. In una pentola mettere a scaldare a fuoco lento la panna con la cannella spezzata. Poco prima che cominci a bollire, spegnere il fuoco e togliere la cannella.
  7. Montare i tuorli con lo zuicchero, mescolando bene fino a quando quest’ultimo non si sarà sciolto completamente. Aggiungere la farina mescolando bene.
  8. Aggiungere a filo la panna calda, mescolando velocemente, poi riversare il contenuto nella pentola e cuocere a fuoco basso, sempre mescolando, fino a quando la crema non si sarà raddensata.
  9. In un pentolino su fuoco basso far stringere la saba con il miele, aggiungendo per ultimo la farina per ottenere un succo denso.
  10. Servire le fette di torta coprendole con la crema alla cannella e decorando il piatto con schizzi di saba.

Chi ha detto che la cucina inglese farà schifo?

Sì, lo so, il detto comune è che la cucina inglese sia la peggiore del mondo. Io però non sono d’accordo.

Innanzitutto, credo che la cucina tedesca sia peggiore (nota bene: ho detto tedesca, non austriaca). In secondo luogo, mi sembra che la cucina inglese abbia un grande futuro.

Sicuramente ha un passato quasi nullo perché, diciamocelo, non eccelle quasi in niente ed è poco più che una cucina campagnola di basso profilo. Però la cultura inglese, in generale, tende ad assorbire molto, soprattutto dalle proprie (ex?) colonie. In più se girate per Londra troverete negozi di attrezzi da cucina spettacolari, ristoranti di ogni cucina e qualità, se andate nelle campagne trovate piccole pasticcerie che realizzano piccoli capolavori con amore. Si sente arrivare la passione per il cibo. La cultura c’è.

Terreno vergine, ma centro e catalizzatore di influenze, è insomma il posto ideale per lo sviluppo libero di fusion e nuove tendenze. Non avrà un passato e forse neanche un presente, ma credo abbia un futuro.

Questa ricetta –deliziosa anche se molto saporita– l’ho appunto rubata da un libro inglese, correggendola a mio piacimento ed aggiungendo poi un piccolo tocco di italianità con la saba.

Cioccolato temperato (scorciatoia)

cioccolato_colata

Come fa la cioccolata ad essere così croccante e lucida? Chiunque abbia provato a fonderla sa che non tornerà mai come prima… come fanno i maître chocolatier a renderla così perfetta? Qui trovate una scorciatoia.

Cosa è la cioccolata

Fave di cacaoLa cioccolata si ottiene dalle fave del cacao, che vengono tritate e dalle quali si ottiene massa di cacao, liquore di cacao, cacao in polvere e burro di cacao mediante un processo industriale.

Questi ingredienti vengono poi miscelati con zucchero ed eventualmente latte in polvere e vaniglia per formare la cioccolata.

Il processo di separazione, che richiede una pressione elevatissima, si deve ad un olandese (Van Houten) e risale all’epoca industriale; infatti sebbene il cacao sia originario dall’America, le culture precolombiane non avevano mai imparato a separarne i componenti per ottenere il cioccolato temperato e ne avevano sempre fatto un uso “grezzo”.

Il temperaggio

Se provate a miscelare gli ingredienti citati o anche solo a sciogliere una tavoletta di cioccolato già fatto facendola poi solidificare, non otterrete mai una tavoletta dura e croccante. Il cioccolato va infatti temperato.

cioccolatoIl temperaggio è un processo fisico grazie al quale, facendo passare la materia liquida a predeterminati livelli di temperatura, le molecole che la compongono si orientano a formare dei cristalli. La differenza è un po’ come quella che passa fra impilare tanti libri alla rinfusa o riporli ben orientati su degli scaffali: nel primo caso otterrete un mucchio di carta, nel secondo una biblioteca. Il cioccolato è uguale: raddensato senza metodo è una massa informe, temperato è un cristallo croccante.

Quindi il cioccolato non è arte, ma tecnica.

Vi sono diverse tecniche di temperaggio: la fusione (che richiede un controllo strettissimo della temperatura), la tablatura (la più famosa, quella in cui il cioccolataio spalma la cioccolata fusa su un piano di marmo), l’inoculazione (una delle più “arrivabili” da realizzare in casa).

Sono tutte tecniche più o meno complesse, difficili da imparare e da applicare con buoni risultati. Io vi parlo però ora di una scorciatoia.

Il modo più semplice di ottenere cioccolato temperato

cioccolato fusoLa strategia è semplice: sciogliamo la cioccolata già temperata senza romperne il temperaggio, cioè senza “disordinare” i suoi cristalli.

  1. Scegliete una tavoletta di cioccolata già temperata di qualità.
  2. Scegliete una giornata né troppo calda, né troppo fredda, ma soprattutto una giornata non umida (il cioccolato teme l’acqua e l’umidità, soprattutto quando è fuso).
  3. Tritate con un coltello la cioccolata in piccole scaglie, riponendole in una ciotola di ceramica.
  4. Scaldate la cioccolata nel microonde al minimo della potenza per 10-15 secondi.
  5. Tirate la ciotola fuori dal forno e mescolatela con una spatola di plastica.
  6. Riponetela nuovamente nel microonde e ripetere le operazioni precedenti fino a quando la cioccolata non si sarà sciolta completamente. Ci vorranno 5-10 minuti e la temperatura del cioccolato non dovrà mai superare i 30°C, o “l’ordine delle molecole” di cioccolato verrà irrimediabilmente scomposto.

La cioccolata che otterrete, una volta solidificata, avrà le stesse caratteristiche fisiche (e gastronomiche!) della tavoletta dalla quale siete partiti. Avrete ottenuto l’ingrediente principale per cioccolatini, decorazioni e dolci d’alta cucina.

Pomodori farciti con frutta e spezie

Il pomodoro è un frutto, quindi per quanto strano ecco un dolce alla frutta…

Ingredienti per 6 persone:

  • 6 pomodori tondi di media grandezza (“a grappolo”)
  • 1/4 di ananas
  • 1 mela
  • 25 g pistacchi sgusciati
  • 5 g zenzero fresco
  • 3 semi di cardamomo
  • 1 chiodo di garofano
  • 1 g pepe nero
  • 5 g cumino
  • 1 anice stellato
  • 1 cucchiaio di miele liquido
  • 50 g zucchero di canna
  • 150 g zucchero semolato
  • 1 o più bacche di vaniglia

Procedimento:

  1. Tritare i pistacchi, il pepe, i chiodi di garofano e l’anice; grattugiare lo zenzero; aggiungere cumino e zucchero di canna; mescolare con la frutta tagliata a cubetti piccoli ed il miele. E’ possibile aggiungere pan grattato, maraschino o altra frutta secca tritata.
  2. Lasciar riposare il ripieno per 6 ore. Se dovesse perdere acqua, far restringere sul fuoco. Se non avete troppa pazienza, usate il ripieno appena fatto, il dolce è bono lo stesso…
  3. Tagliare una fettina sottilissima dalla base dei pomodori per darvi stabilità, tagliarne la parte alta (con la quale farete un “tappo”), svuotarli con un cucchiaio, lavarli, riempirli di ripieno e riporvi il tappo.
  4. In una padella inaderente molto larga sciogliere lo zucchero in poca acqua per ottenere uno sciroppo con l’aggiunta della bacca di vaniglia tagliata a strisce sottili.
  5. Riporvi i pomodori e cuocere per 8/10 minuti, bagnandoli continuamente dall’alto con lo sciroppo di cottura.
  6. Servire i pomodori ricoprendoli di sciroppo ed appoggiandovi magari sopra una striscia di vaniglia.

Sinfonie e cacofonie di sapori

Questa ricetta, oltre che stupire per il fatto di servire un pomodoro come dessert, è un tripudio di sapori ed odori.

Oltre alla frutta, le spezie forniscono tantissime sfumature, creando un “percorso” del gusto dal vanigliato di quando il boccone entra in bocca al fresco della polpa del pomodoro fino al retrogusto pepato. La strana consistenza del pomodoro, della frutta e della granella di pistacchi indurrà i vostri ospiti ad assaporare appieno questa varietà di sapori.

Mentre lo mangiate, provate ad invitare tutti ad indovinare quali spezie sono contenute, esercitandovi anche voi in questo gioco. Conoscerete meglio alcune spezie dimenticate nella nostra cucina come il cumino o l’anice stellato; scoprirete che il chiodo di garofano ed il pepe si accostano perfettamente al dolce.

Ah, dimenticavo, ovviamente è una ricetta che può solo piacere o disgustare, senza vie di mezzo. Se qualcuno lascerà un po’ (o gran parte) del dessert nel piatto non offendetevi, invitatelo a cena la prossima volta per una pizza. Gli altri potete invitarli per altri esperimenti di alta cucina, perché sono sicuramente dei buongustai dalla mente aperta.

Crêpe Suzette

Ingredienti per 7/8 crêpe:

  • 3 uova (2 intere e 1 tuorlo)
  • 3 cucchiai di farina
  • latte qb
  • burro qb
  • sale
  • 1 cucchiaio di zucchero

Procedimento:

  1. Mettere la farina in una ciotola, poi aggiungere il latte un po’ alla volta fino a quando la farina non si sarà sciolta del tutto.
  2. Aggiungere le uova, mescolare bene il tutto con un pizzico di sale ed un cucchiaio di zucchero.
  3. Lasciar riposare la pastella in frigo per almeno un paio d’ore, ovviamente coprendola.
  4. Scaldare una padella inaderente dai bordi molto bassi a fuoco medio, passarci sopra un po’ di burro, versare 1/3 di mestolo di pastella facendo subito roteare la padella affinché la pastella formi uno strato sottile che copra l’intera superficie.
  5. Dopo pochi minuti, quando la pasta comincia a solidificarsi, sollevare la crêpe con una spatola e ribaltarla. Lasciar cuocere sull’altro lato per pochissimi minuti e servire calda.

Suggerimenti:

  • Se la miscela di farina e latte dovesse venire troppo liquida, aggiungete farina prima di mettere le uova, o farà dei grumi.
  • Regolate pure le dosi di uova o di rapporto tuorli/albumi come più vi piace.
  • La farina integrale è ottima se fate delle crêpe salate, non perché sia più buona, ma perché la pastella con un po’ di crusca richiama di più il salato alla vista. Ah, ovviamente se fate delle crêpe salate limitate lo zucchero (ma non toglietelo del tutto).
  • La pastella si conserva un giorno in frigo, mentre le crêpe vecchie di un giorno fanno schifo. Se siete sazi, smettete di farle e godetevi una crêpe appena cotta l’indomani.

Forse il secondo piatto della mia vita

Dopo gli spaghetti alla carbonara “london-style”, il mio percorso verso la cucina è passato per le Crêpe Suzette.

Era sempre estate, ma mi trovavo nella tutt’altro che esotica Cesenatico. Erano gli anni in cui spopolavano i “bombocrepe”, gli anni in cui l’estate era eterna, la scuola lontana ed io la notte giravo per la riviera in vespa con altri sedicienni nullafacenti. A spendere nei bombocrepe appunto.

Sfruttando una casa con giardino a due piani, con i miei che dormivano al piano superiore, le serate finivano spesso anche a casa mia. Ed è proprio lì che ho cominciato a sfornare crêpe: nutella, marmellata, panna, grand marnier, dolci e salate.

Le prime vengono sempre schifose, troppo cotte, rotte, troppo spesse, crude, spalmate sul pavimento o sulla parete di fronte al fornello. L’unica cosa che serve è la pratica. Dotatevi di pazienza, tre o quattro amici golosi e cominciate!